Anche l’anno scolastico 2020/21 è finito: un anno diverso da quelli passati, sicuramente più difficile e faticoso. L’emergenza sanitaria che l’Italia ha attraversato dal marzo del 2020 ad oggi ha reso necessari provvedimenti che hanno richiesto alle scuole di attivare la didattica a distanza (DAD), un “metodo di apprendimento alternativo”, forse l’unico possibile durante una pandemia, che ha permesso di garantire continuità con la scuola, ma che non sempre e non dovunque ha dato i risultati sperati, soprattutto nella scuola secondaria, che, in quest’anno scolastico, è stata sicuramente la più coinvolta nella DAD.

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Piano Didattico Personalizzato

L’emergenza sanitaria che l’Italia sta attraversando ha reso necessari, nell’arco di pochi giorni, provvedimenti che richiedono alle scuole di attivare, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, una didattica a distanza (DaD). Occorre quindi che i docenti riprogettino in modalità a distanza le attività didattiche che avevano previsto, evidenziando anche i materiali di studio e la tipologia di gestione delle interazioni con i propri alunni. Ma quali sono gli strumenti e le modalità che la scuola è chiamata ad usare per attuare la didattica a distanza anche per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES)?

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didattica a distanza

Con la pubblicazione del DPCM del 4 marzo 2020 si sospendono le attività didattiche e si invitano le scuole a predisporre “attività formative a distanza”, quelle che alcuni pedagogisti fanno entrare nella “didattica a distanza”.
Ma cos’è la didattica a distanza?
Il nostro sistema scolastico è pronto per affrontare questo tema?
La situazione nazionale presenta realtà più evolute e altre molto meno pronte ad operare con l’utilizzo delle tecnologie. Tra le realtà più evolute ci sono istituti dove da tempo sono state avviate sperimentazioni ed oggi, anche grazie a strumenti tecnologici sempre più raffinati, è facile effettuare lezioni a distanza. Ma non è così dappertutto. Come fare per aiutare queste altre scuole?

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Uso degli smartphone a scuola

L’ingresso degli smartphone in classe a fini didattici è un tema molto controverso in tutto il mondo. Nei Paesi dove le scelte didattiche sono rimesse alla competenza delle scuole e/o degli insegnanti la decisione viene presa a livello locale dalle istituzioni scolastiche. In quelli con ordinamenti più accentrati, come la Francia e l’Italia, i rispettivi ministeri hanno invece ritenuto di disciplinare la materia a livello centrale. Cosa si può fare, quindi, nelle nostre scuole?

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