Sono parecchi coloro che sostengono che la scuola sia sopravvissuta alla pandemia provocata dal Covid-19 grazie alla “creatività” di tutti coloro che in questi mesi si sono spesi per organizzare ambienti di apprendimento diversi da quelli tradizionali. Ambienti capaci non solo di non interrompere il compito della scuola, ma addirittura di “promuovere nuove visioni”, dimostrando a chi vorrebbe la scuola sempre uguale ed ingessata ... che cambiare si può. La DaD, oltre a consentire di mantenere vivo il rapporto tra gli insegnanti e le loro classi, ha sperimentato nuove modalità, che hanno spostato più in là il confine di ciò che si sapeva e, soprattutto, ha fatto nascere in molti dirigenti e docenti la “curiosità” di aprire strade impreviste per la soluzione di problemi di vita quotidiana sempre più complessi e l’acquisizione di nuove competenze per risolverli.

Ambienti di apprendimento, Creatività

educazione civica

L’Agenda 2030 è un programma di sviluppo sostenibile che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. Con i suoi 17 obiettivi e 169 sotto-obiettivi, l’Agenda 2030 offre una nuova visione globale dello sviluppo sostenibile, ponendo nuove sfide di governance e generando una grande forza innovatrice nel permeare i processi decisionali e politici a tutti i livelli attraverso i principi di universalità e integrazione.
L’Italia ha messo a punto una propria Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS), che comprende impegni ed obiettivi specifici correlati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) previsti dall’Agenda.

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educazione civica

Stop all'Educazione civica. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione voluta dall'ex ministro perché "metterebbe in crisi l'anno scolastico”.
La “nuova” materia entrerà in classe solo nel settembre 2020 ... forse!
Ma è proprio nuova? No, l’educazione civica c’era anche prima. Non è mai stata né abolita né reintrodotta perché un insegnamento simile è già previsto dal 1999, anche se con nomi diversi: "Cittadinanza e Costituzione” o “Educazione della convivenza civile”. 
Ma vediamo cosa c’è di nuovo.

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educazione razionale

Oggi non possiamo più pensare ad una scuola orientata esclusivamente al potenziamento delle abilità intellettive, a discapito di quelle emotive. La scuola rappresenta per il bambino/ragazzo un “luogo di vita”, in quanto contribuisce fortemente alla sua crescita e al suo sviluppo. Superare una visione statica dell’educazione, che fa prevalere solo gli aspetti cognitivi a scapito di quelli emozionali, permette di abbracciare l’idea che la pratica educativa debba considerare nel suo insieme intelletto ed emozioni.
Come? Attraverso l'Educazione Razionale Emotiva, una procedura psicoeducativa, nata in campo medico, ma diffusasi poi anche nell’ambito scolastico. Essa viene attuata attraverso un percorso didattico che conduce il bambino/ragazzo ad acquisire consapevolezza delle proprie emozioni e dei meccanismi mentali sottostanti e ad apprendere procedure per fronteggiare in modo costruttivo le difficoltà che può incontrare nell’ambiente scolastico e familiare. L’Educazione Razionale Emotiva mira a favorire il benessere emotivo del bambino e dell’adolescente e può essere intesa sia come prevenzione primaria che secondaria, in quanto può intervenire prima che si manifestino forme di disagio oppure sulle iniziali manifestazioni di malessere.
La filosofia di vita alla base dell’ERE, secondo lo psicologo Mario Di Pietro, è «Non sono gli eventi di per sé a creare sofferenza emotiva, ma il significato che diamo a tali eventi».

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