Stop all'Educazione civica. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione voluta dall'ex ministro perché "metterebbe in crisi l'anno scolastico”.
La “nuova” materia entrerà in classe solo nel settembre 2020 ... forse!
Ma è proprio nuova? No, l’educazione civica c’era anche prima. Non è mai stata né abolita né reintrodotta perché un insegnamento simile è già previsto dal 1999, anche se con nomi diversi: "Cittadinanza e Costituzione” o “Educazione della convivenza civile”. 
Ma vediamo cosa c’è di nuovo.

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Oggi non possiamo più pensare ad una scuola orientata esclusivamente al potenziamento delle abilità intellettive, a discapito di quelle emotive. La scuola rappresenta per il bambino/ragazzo un “luogo di vita”, in quanto contribuisce fortemente alla sua crescita e al suo sviluppo. Superare una visione statica dell’educazione, che fa prevalere solo gli aspetti cognitivi a scapito di quelli emozionali, permette di abbracciare l’idea che la pratica educativa debba considerare nel suo insieme intelletto ed emozioni.
Come? Attraverso l'Educazione Razionale Emotiva, una procedura psicoeducativa, nata in campo medico, ma diffusasi poi anche nell’ambito scolastico. Essa viene attuata attraverso un percorso didattico che conduce il bambino/ragazzo ad acquisire consapevolezza delle proprie emozioni e dei meccanismi mentali sottostanti e ad apprendere procedure per fronteggiare in modo costruttivo le difficoltà che può incontrare nell’ambiente scolastico e familiare. L’Educazione Razionale Emotiva mira a favorire il benessere emotivo del bambino e dell’adolescente e può essere intesa sia come prevenzione primaria che secondaria, in quanto può intervenire prima che si manifestino forme di disagio oppure sulle iniziali manifestazioni di malessere.
La filosofia di vita alla base dell’ERE, secondo lo psicologo Mario Di Pietro, è «Non sono gli eventi di per sé a creare sofferenza emotiva, ma il significato che diamo a tali eventi».

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Le notizie dell’ultimo periodo dimostrano con chiarezza che lavorare nella scuola, sia come insegnante sia come dirigente, sta diventando sempre più difficile e pesante.
Sono numerosi gli articoli, infatti, che riportano dati e numeri che dimostrano come il sovraccarico di lavoro generatosi negli ultimi anni sia oggettivo e difficilmente sostenibile nel lungo periodo.
Inoltre, la crisi dell’alleanza educativa è sempre più evidente. Gli esperti ci spiegano, che molti dei conflitti e delle tensioni che si registrano tra i diversi soggetti (docenti, studenti, genitori, dirigente scolastico ...) trovano origine in atteggiamenti di natura emotiva che fanno percepire l’altro come minaccia o come nemico. Diventa indispensabile pertanto approfondire le questioni legate all’affettività per poter attuare un intervento pedagogico in grado di promuovere quelle competenze socio-emotive (Socio Emotional Skills - SES) indispensabili non solo a scuola, ma anche nel mondo del lavoro e nella società in genere.

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Siamo arrivati alla fine di un altro scolastico. Non intendiamo fare il resoconto di ciò che è successo, ma segnalare un clima diverso che incomincia a sentirsi in giro per le scuole italiane: il clima del cambiamento. Non politico, non normativo, ma funzionale, per vivere al meglio in questa nostra società che sembra andare sempre più veloce! Un cambiamento da vivere insieme, che richiede dirigenti illuminati, docenti sempre più preparati e studenti sempre più competenti.

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