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Cosa mette in luce la "foto" degli esiti delle prove INVALSI 2021

Quali considerazioni dopo gli esiti delle prove INVALSI 2021?
Dopo la pubblicazione dei risultati delle prove INVALSI 2021 non è possibile non porsi delle domande sulla situazione reale della scuola in Italia. La diffusione dei dati ha avuto un certo rilievo nazionale in quanto mostra una situazione preoccupante per il nostro Paese.
Molte fonti giornalistiche e i dirigenti di INVALSI hanno ricordato che i risultati delle prove INVALSI 2021 non possono non preoccupare tutti gli attori della realtà sociale. Infatti sono troppo elevate le percentuali di allievi che alla fine dei loro percorsi scolastici non raggiungono i traguardi attesi.
Ed era sinceramente prevedibile che la reazione di esperti e opinione pubblica sarebbe stata molto forte, proprio perché da queste analisi sono emersi, con forza, problemi che vengono da molto lontano: problemi molto profondi che, purtroppo, caratterizzano la realtà quotidiana della scuola italiana.

Cosa mette in luce la “foto” degli esiti delle prove?
La fotografia rilasciata da INVALSI (Al via, il 1° marzo, le Prove Invalsi) presenta sfaccettature differenti a seconda dei diversi gradi scolastici.
Infatti afferma R. Ricci, Responsabile Area Prove, delineando un quadro complessivo: …la scuola primaria riesce a mantenere livelli di risultato simili a quelli del 2019, mentre la scuola secondaria di primo grado mostra un calo rilevante dei risultati di Italiano e Matematica rispetto al periodo precedente alla pandemia. I risultati di Italiano e Matematica dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado sono ancora più preoccupanti e richiedono un’attenta riflessione per cercare piste di recupero e di miglioramento. In questo quadro non molto confortante spiccano invece i risultati delle prove di Inglese, sostanzialmente stabili rispetto al 2018 e al 2019. Stabilità degli esiti non significa però che non vi siano dei problemi e dei motivi di preoccupazione. (R. Ricci, Primi risultati delle prove INVALSI 2021)

Cosa è successo nella scuola primaria?
Gli esiti positivi della scuola primaria sono in linea con i risultati ottenuti prima della pandemia. E, anche se è una buona notizia, questa considerazione mette in luce che i problemi che si riscontravano nel 2019 rimangono sostanzialmente invariati.
Riportiamo a questo proposito un’ interessante disamina, sempre di R. Ricci, che confronta i dati italiani con quelli di un altro paese europeo.

Se si confrontano i risultati nelle prove INVALSI della scuola primaria (II e V classe) nel 2019 e nel 2021 non si riscontrano differenze significative. Questo è un risultato incoraggiante e per nulla scontato. Rilevazioni analoghe a quelle condotte da INVALSI sono state condotte anche in altri Paesi europei (Francia, Paesi Bassi, Danimarca, alcune regioni della Germania, ecc.) e i risultati sono stati diversi. Certamente lo studio più approfondito è quello realizzato nei Paesi Bassi e qui si sono riscontrate perdite degli apprendimenti non trascurabili. Probabilmente la differenza tra il caso italiano e quello dei Paesi Bassi è da attribuirsi principalmente al fatto che in Italia le prove standardizzate sono state condotte sostanzialmente quasi un anno dopo la ripresa della didattica in presenza mentre nei Paesi Bassi le prove standardizzate sono state svolte dagli allievi nei giorni immediatamente successivi alla riapertura delle scuole dopo la prima ondata della pandemia (luglio 2020). (R. Ricci, Primi risultati delle prove INVALSI 2021)

Forse si può ipotizzare che la pandemia non ha particolarmente aggravato i problemi, elemento estremamente importante e significativo, ma anche se gli esiti generali non cambiano sono sempre più evidenti le differenze rilevate tra le diverse classi e tra le scuole, differenze importanti e significative che tendono ad allargare la forbice nei cicli scolastici successivi e possono diventare dei predittori di forme di ulteriore insuccesso scolastico. Queste differenze regionali pongono altri problemi perché quando gli allievi sono più piccoli è ancora più necessario garantire a tutti e a ciascuno buoni risultati nelle discipline di base. Buone competenze in questi ambiti rappresentano la prima e più solida premessa per realizzare concretamente e fattivamente l’inclusione di tutti.

E nella scuola secondaria di primo grado?
È nella scuola secondaria di primo grado che si cominciano a osservare i problemi più significativi e molti esperti ci ricordano che questi hanno profonde radici nelle difficoltà che la scuola vive da sempre e che semplicemente, in questo ordine di scuola, diventano maggiormente visibili e riscontrabili.

A livello nazionale gli studenti che non raggiungono risultati adeguati, ossia non in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali, sono:
• Italiano → 39% (+5 punti percentuali rispetto sia al 2018 sia al 2019)
• Matematica → 45% (+5 punti percentuali rispetto al 2018 e +6 punti percentuali rispetto al 2019)
• Inglese → per il reading (A2) il 24% e per il listening (A2) il 41%
(Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2020-21. I risultati in breve delle prove INVALSI 2021)

Inoltre, spesso la scuola media viene definita il buco nero del sistema d’istruzione italiano ed è un giudizio che va in qualche modo sfatato. In realtà può essere considerato quel settore dell’istruzione, come abbiamo già ribadito, in cui le differenze iniziano a essere più visibili.

E gli esiti della scuola secondaria di secondo grado cosa evidenziano?
I risultati per l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado sono fonte di ulteriore e profonda riflessione.
Le prove sono costruite per fornire risultati su una scala unica per Italiano, Matematica e Inglese in funzione dei traguardi previsti dalle Indicazioni nazionali/Linee guida al termine del secondo ciclo di istruzione. Indipendentemente dal percorso di studi frequentato, le prove sono costruite in modo tale da fornire a ciascun allievo la possibilità di raggiungere i risultati più alti. Rispetto al 2019 i risultati del 2021 di Italiano e Matematica sono più bassi, mentre quelli di Inglese (sia listening sia reading) sono stabili.

A livello nazionale gli studenti che non raggiungono risultati adeguati, ossia non in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali sono:
• Italiano → 44% (+9 punti percentuali rispetto al 2019)
• Matematica → 51% (+9 punti percentuali rispetto al 2019)
• Inglese-reading (B2) → 51% (+3 punti percentuali rispetto al 2019) • Inglese-listening (B2) → 63% (+2 punti percentuali rispetto al 2019)

Rispetto al 2019 si riscontra: o un calo di circa 10 punti in Italiano a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni; o un calo di circa 10 punti in Matematica a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni con percentuali molto elevate di allievi al di sotto del livello minimo nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Campania e Puglia; o nessuna perdita di apprendimento per Inglese reading e Inglese listening. (Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2020-21. I risultati in breve delle prove INVALSI 2021)

Ciò significa, ad esempio, che uno studente su due, dopo 13 anni di scuola, “esce” dal sistema istruzione senza aver raggiunto risultati in Matematica che gli permettano una cittadinanza consapevole. E anche per quanto riguarda lo studio dell’Inglese il trend è stabile, ma al ribasso. In altre parole dopo 13 anni di scuola non si raggiunge il livello B2, stabilito dal legislatore. (R. Ricci, Dispersione implicita. Ricci (Invalsi): non è colpa della DaD, problemi preesistenti)

Abbiamo quindi di fronte un altro elemento molto grave per la società italiana, come viene evidenziato in questo articolo, in tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. Inoltre, tra questi ultimi, diminuisce di più la quota di studenti con risultati più elevati. Si riduce quindi l’effetto perequativo della scuola sugli studenti che ottengono risultati buoni o molto buoni, nonostante provengano da un ambiente non favorevole (i cosiddetti resilienti). (PSB Consulting)

Emerge, inoltre, un altro aspetto di fragilità: la dispersione scolastica implicita, che identifica allievi particolarmente fragili che, se non avessimo i dati INVALSI, sfuggirebbero completamente alle analisi ufficiali, quanto meno nella loro quantificazione. La dispersione scolastica implicita richiede a tutti e a ciascuno di porre più attenzione alle competenze veramente acquisite e non al valore formale dei titoli di studio.
R. Ricci ci ricorda che sono, quindi gli studenti che simultaneamente, sia in Italiano che in Matematica che in Inglese, terminano il percorso scolastico con competenze al massimo che ci dobbiamo attendere in seconda superiore. Parliamo di 42mila 19enni. Ragazzi in condizione di estrema fragilità pur non essendo realmente dispersi. Conseguono la maturità ma con estrema fragilità. (La dispersione scolastica non è solo banchi vuoti)

A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi 

Biblio-sitografia
R. Ricci, Primi risultati delle prove INVALSI 2021, Scuola /, Notizie della scuola-TECNODID, 18/07/2021 Scuola7-244
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R. Ricci, Dispersione implicita. Ricci (Invalsi): non è colpa della DaD, problemi preesistenti
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