Star bene a scuola

Spazi polifunzionali e multidimensionali per una scuola delle competenze

Spazi polifunzionali e multidimensionali per creare contesti educativi flessibili
Oggi la scuola non può non porsi queste domande: nella società delle competenze, aperta al dialogo con diverse forme di cultura, formali e informali, che cerca nuovi rapporti con la dimensione sociale e disponibile a un continuo cambiamento, possiamo continuare con una scuola statica, caratterizzata da spazi rigidi e poco flessibili? E gli spazi, come ambienti di apprendimento, sono solo un luogo in cui trascorrere del tempo o devono favorire forme di didattica alternativa sostenute da un modo nuovo di fare scuola, espresso da una vera e propria comunità educante?

Molti studi hanno ormai dimostrato che la società delle competenze richiede una scuola delle competenze, che, a sua volta, richiede spazi flessibili, polifunzionali e multidimensionali, che rispondano a contesti educativi sempre diversi e che possano facilmente essere configurati in modo differente a seconda delle diverse esigenze didattiche.
Insomma, una scuola che si trasformi in architettura dell’apprendimento: un luogo dove si dà spazio al fare e al creare, dove vi è partecipazione e dove si possono condividere i valori e i princìpi che contraddistinguono una comunità.

Se la scuola sta cambiando, allora anche gli edifici non possono essere non adeguati!

Le innovazioni tecnologiche e i profondi cambiamenti della didattica devono orientare la progettazione e la costruzione di nuovi edifici scolastici.
Il sistema scuola, proprio perché deve seguire i cambiamenti sociali e rispettare lo sviluppo della persona e l’evoluzione delle nuove generazioni, deve essere pensato per studenti reali, che vivono in una società in continua evoluzione. Quindi, servono edifici scolastici con spazi attivi ed educativi, la cui progettazione dovrà essere certamente di competenza dell’architettura, ma prevedere anche azioni di condivisione con la pedagogia e la didattica. Solo così si possono creare degli spazi di apprendimento adeguati.
Infatti, molte ricerche nazionali e internazionali hanno ribadito che è fondamentale il ruolo dell’ambiente sulla qualità dei processi di apprendimento e quindi le nuove forme di didattica innovativa dovrebbero essere strettamente collegate alla creazione di nuovi ambienti centrati sugli studenti e sulle loro diversità.
Purtroppo, però, la situazione edilizia delle scuole italiane è disastrosa, anche se nel 2013 il MIUR, dopo il parere della conferenza unificata, varava le nuove linee guida per l'edilizia scolastica proponendosi di promuovere edifici scolastici più sicuri, sostenibili, accoglienti e adeguati alle più recenti concezioni della didattica, sostenute anche dal percorso di innovazione metodologica intrapreso grazie alla progressiva diffusione delle ICT nella pratica educativa. Su queste basi, sempre il MIUR, ha avviato nel 2016 l'imponente programma di concorsi "Scuole innovative", coinvolgendo 52 città italiane interessate ad accogliere nel proprio territorio un edificio.  (R. Vanacore – F. Paloma)

La pandemia poi ha messo in luce questa reale difficoltà di gestione di scuole vecchie e spazi non più adeguati in tutta Italia, seppur con intensità regionali diverse.

Riportiamo, a questo proposito alcuni passi di uno studio di Ecosistema Scuola che analizza i dati del 2020.
Un patrimonio edilizio scolastico vetusto e poco sostenibile, con la metà degli edifici privo del certificato di agibilità. Una scuola che in Italia scorre su un doppio binario, su un percorso che in un caso è in salita, nell’altro in discesa. Due le velocità: più lenta al Sud, più sostenuta al Nord. Resta dunque considerevole il divario tra le scuole del Centro Nord e quelle del Sud e delle Isole sul fronte dell'edilizia scolastica e dei servizi. È la scuola raccontata dal XXI rapporto di Ecosistema Scuola (dati 2020), l'indagine di Legambiente sulla qualità dell'edilizia scolastica e dei servizi, che fa il punto sullo stato di salute di 7.037 edifici scolastici di 98 capoluoghi di provincia, frequentati da oltre 1,4 milioni di studenti. Un’indagine per fare il punto a pochi giorni dall'annuncio del Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi sulla ripartizione dei fondi del PNRR previsti per questo settore (17 miliardi di euro). Insomma, troppe ancora le emergenze strutturali da affrontare e le disuguaglianze da colmare, complice anche la pandemia che ha aumentato le disparità, la dispersione scolastica e il disagio sociale. (A. Carli)

Questo però non avviene in altri Paesi europei.
Infatti, una ricerca di Indire del 2012 ha analizzato tre casi di eccellenza di scuole europee, Danimarca, Olanda e Svezia, innovative per quanto attiene alle “architetture” degli spazi interni ed esterni, che favoriscono l’introduzione di nuovi modelli di organizzazione della didattica e degli apprendimenti.  (Quando lo spazio insegna

L’esperienza di scuole europee che hanno già intrapreso un percorso di ripensamento dell’ambiente di apprendimento può aiutare il legislatore a trovare validi spunti per ripensare la normativa italiana in materia di edilizia scolastica affinché la scuola digitale trovi il proprio spazio. Infatti, sono molti i contributi e gli studi che riportano come anche altri sistemi scolastici tengano conto del fatto che le scuole sono ambienti fondamentali per la formazione degli individui e che quindi i loro spazi influenzano profondamente la loro vita… ed è proprio per questo che vanno pensati con estrema cura.

È una conquista recente della ricerca educativa il riconoscimento che lo spazio fisico sia un fattore su cui intervenire per sostenere il miglioramento dei processi di apprendimento. Gli edifici scolastici, formati da atri, aule corridoi, uffici e pochi spazi polifunzionali, sono sempre stati considerati una soluzione ottimale e funzionale. Addirittura la disposizione degli arredi in modo tradizionale permetteva di garantire lo stesso livello di istruzione per la maggioranza degli studenti.

Alla base del modello industriale di scolarizzazione di massa stava il postulato che tutti dovessero acquisire le stesse nozioni negli stessi tempi e allo stesso modo. La ricerca ha messo in crisi tale postulato portando alla ribalta un concetto di qualità del servizio scolastico maggiormente legato all’efficacia ed evidenziandone le premesse legate alla necessità di tenere conto, nella predisposizione dei requisiti dei sistemi scolastici e dei curricoli, delle differenze negli stili cognitivi degli studenti, delle potenzialità di nuovi strumenti per l’apprendimento, della necessità di applicare metodi per lo sviluppo di competenze dinamiche. (L. Tosi – E. Mosa)

Quindi, poiché occorre trovare nuove strade per favorire la personalizzazione degli apprendimenti, la scuola non può più essere concepita come un insieme di spazi suddivisi in modo rigido. Servono spazi con alti livelli di funzionalità, adatti a realizzare molteplici attività educative e ricreative e a consentire forme agili di aggregazione in gruppi di piccole, medie o grandi dimensioni.

Ci pare molto suggestivo a proposito il contributo del docente F. Lorenzoni, che sottolinea che, la domanda che ci dobbiamo porre con forza è perché noi insegnanti si sia ancora in larga parte quasi analfabeti riguardo alla capacità di organizzare in modi diversi e flessibili gli spazi dell’educare. Aule e disposizione di banchi e cattedre continuano a evocare, nella maggior parte dei nostri istituti, la scuola dell’Ottocento. Del resto in molte facoltà di Scienze della formazione ci sono aule con sedie avvitate a terra e sono pochi o addirittura assenti gli spazi adatti a lavorare in gruppo o fare un cerchio per intavolare una discussione. Ed è forse in quest’avvilimento precoce del corpo di noi docenti, prima ancora che dei corpi degli studenti di ogni età, che sta una delle radici della nostra scarsa capacità di immaginare, vivere e organizzare spazi diversi. (Dalla prefazione del libro di S. Burri)

In conclusione, in una scuola aperta al mondo, in grado di accogliere, nei diversi momenti della giornata, tutti i diversi attori che le gravitano intorno… ci devono essere ambienti di apprendimento polifunzionali, flessibili, per poter rispondere a scopi differenti e diversificati. Bisogna, quindi, progettare nuovi ambienti dove i docenti, secondo le metodologie più innovative, possano svolgere un ruolo diverso: da dispensatori di nozioni a registi dei processi formativi. E nello stesso tempo i decisori politici dovranno richiedere ai responsabili della nuova architettura scolastica di studiare soluzioni architettoniche originali, pensate proprio in relazione a queste nuove metodologie didattiche, che richiedono la possibilità di continua interazione tra docenti, studenti e società.

Insomma, dopo l’aggiornamento dei curricoli, dopo l’introduzione delle nuove tecnologie, dopo la riorganizzazione del tempo-scuola… è necessario che ora la politica pensi anche a un cambiamento dell’organizzazione spaziale delle scuole.

A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi

Biblio/sitografia
• R. Vanacore, F. Paloma, Progettare gli spazi educativi Un approccio interdisciplinare tra architettura e pedagogia, Editoriale Anicia, 2020
• A. Carli, Edilizia scolastica, metà degli edifici in Italia senza certificato di agibilità, ottobre 2021, Il Sole24ore
• S. Burri, Spazi educativi e architetture scolastiche: linee e indirizzi internazionali, Ricerca INDIRE
• L. Tosi, E. Mosa, Edilizia scolastica e spazi di apprendimento: linee di tendenza e scenari, Fondazione Agnelli
• D. Trovato, Spazi e ambienti di apprendimento dopo il «Covid-19»: luoghi o non luoghi?
Quando lo spazio insegna
• Didattica a distanza: un' opportunità per le scuole

 

SPAZI POLIFUNZIONALI E MULTIDIMENSIONALI, CONTESTI EDUCATIVI FLESSIBILI

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