Il latino nella scuola secondaria di primo grado: un nuovo modo di insegnarlo
Il latino come risorsa per l’educazione linguistica, culturale e civica degli studenti del XXI secolo
Il latino non è morto: non lo si parla più correntemente, ma lo si può leggere, lo si può capire ed apprezzare fino a provare emozioni intellettuali stimolanti.
Ricordiamo che il latino è la lingua da cui deriva l’italiano: studiare il latino, quindi, permetterebbe di comprendere meglio il funzionamento dell’italiano, la sua sintassi e la formazione delle parole.
"Il latino è molto più di una lingua: è un codice linguistico/culturale che giunge a noi dal passato per narrarci la nostra storia, aiutandoci a comprendere meglio il nostro presente sul piano della lingua, delle tradizioni, delle abitudini, delle leggi, della liturgia religiosa".
(Bertarione, in Studiare latino: una sfida per gli studenti con DSA, Libri Liberi 2016)
Il tema della reintroduzione del latino nella scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) fa parte delle Nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo (Decreto Ministeriale n. 221/2025), promosse dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), guidato ora dal ministro Giuseppe Valditara. Si parla specificatamente di "Latino per l’educazione linguistica" (LEL): un approccio che supera la rigidità curricolare a favore di una pratica laboratoriale mirata.
1. Perché si è scelta questa misura?
Le ragioni espresse dal Ministero e dalla commissione di esperti verte sulle seguenti priorità educative:
- Comprensione dell'Italiano e arricchimento del lessico: aiutare gli studenti a risalire all'etimologia e alle radici strutturali della lingua italiana, affrontando i problemi sempre più diffusi di comprensione dei testi e di povertà lessicale.
- Consapevolezza culturale ed eredità: avvicinare presto i ragazzi alle radici storiche, culturali e concettuali della civiltà italiana ed europea.
- Sviluppo del logico-linguistico: utilizzare la struttura della lingua latina come "palestra di logica" per affinare la capacità d'analisi sintattica e testuale dei nostri studenti.
"Il Latino per l’educazione linguistica mira a favorire l’accesso a un vasto e stimolante patrimonio di civiltà e tradizioni, rendendo possibile la percezione del rapporto di continuità e alterità che lega il presente al passato e promuovendo una sintesi tra visione critica del presente e memoria storica." (NIN, 2025, pag. 49)
2. Cosa dice la normativa?
Il latino non torna come materia autonoma obbligatoria con voto separato in pagella, come accadeva prima della riforma del 1977. La misura, contenuta appunto nelle Nuove Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo, entrate in vigore nel 2026, non prevede l’obbligatorietà per tutti gli studenti. Ora il latino viene introdotto come attività opzionale/sperimentale, a partire dalle classi seconde e terze.
Spetta ai singoli Istituti Comprensivi, nell’ambito della propria autonomia scolastica, decidere se e come integrarlo all'interno dell'offerta formativa, inserendolo nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF).
Ed è proprio la lettura delle Nuove Indicazioni Nazionali che ci fa capire che studiare il latino significa comprendere meglio l’italiano, conoscere le radici della cultura europea, sviluppare capacità logiche e linguistiche e collegare il passato con il presente e il futuro.
Il Latino è una risorsa per l’educazione linguistica, culturale e civica degli studenti del XXI secolo.
Ecco i punti principali riassunti dalle Nuove Indicazioni Nazionali.
Educazione linguistica
- Aiuta a comprendere meglio la lingua italiana.
- Rende più consapevoli nella lettura e nella scrittura.
- Permette di riconoscere l’origine latina di molte parole italiane.
- Favorisce l’arricchimento del lessico e la precisione nell’uso delle parole.
Logica e ragionamento
- Abitua all’analisi delle strutture grammaticali.
- Sviluppa attenzione, metodo e capacità di confronto.
- Aiuta a riconoscere rapporti tra forma, funzione e significato.
Cultura italiana ed europea
- Fa comprendere le radici storiche della cultura italiana.
- Mostra il ruolo del latino nella tradizione europea.
- Collega il mondo antico alla realtà contemporanea.
- Permette di distinguere continuità, trasformazioni e reinterpretazioni del passato.
Confronto tra lingue
- Consente confronti tra italiano, latino e lingue straniere studiate.
- Aiuta a cogliere somiglianze e differenze tra lingue flessive.
- Favorisce lo studio etimologico delle parole.
Educazione civica e interdisciplinarità
- Collega il latino ai valori della Costituzione e della cittadinanza.
- Dialoga con storia, italiano, lingue straniere e discipline STEM.
- Usa strumenti digitali, come vocabolari e risorse informatiche.
Competenze attese
- Comprendere l’importanza del latino per l’italiano.
- Riconoscere parole, latinismi e semplici strutture della lingua latina.
- Comprendere frasi elementari, proverbi, aforismi e formule epigrafiche.
- Capire la funzione storica del latino nei testi letterari, giuridici e culturali.
3. Come deve avvenire concretamente la sua introduzione nelle classi?
L'approccio raccomandato è di tipo propedeutico, storico-culturale e ludico-lessicale, non mnemonico: un approccio laboratoriale, inclusivo e motivante.
A livello pratico, l'insegnamento del latino alle “medie” non prevede la vecchia "grammatica pesante" con declinazioni e versioni complesse, ma si declina attraverso due modalità principali:
- Laboratorio di Educazione Linguistica (LEL) / Modulo integrato: Può essere svolto nell'orario di Italiano/Antologia, dedicando ore specifiche al confronto tra italiano e latino, alle radici delle parole, ai proverbi e all'analisi comparata delle strutture grammaticali.
- Corsi extracurricolari o potenziamento: Le scuole possono attivare moduli pomeridiani o progetti specifici riservati agli studenti interessati, spesso come orientamento e preparazione alle scuole superiori (in particolare ai licei).
Nelle Indicazioni nazionali del 2025 sono contenuti anche un esempio di modulo interdisciplinare di apprendimento e dei suggerimenti di possibili ibridazioni tecnologiche per rendere il latino accessibile e attraente per un ampio pubblico di studenti.
"L’uso delle tecnologie digitali può arricchire lo studio del latino, supportando l’analisi linguistica e culturale attraverso strumenti interattivi e risorse digitali. (…) Applicazioni educative e strumenti di intelligenza artificiale possono agevolare esercizi personalizzati e traduzioni assistite, mentre piattaforme multimediali permettono la costruzione di percorsi didattici interattivi, con connessioni tra lingua, letteratura e storia. L’integrazione consapevole di questi strumenti valorizza l’insegnamento senza sostituire il ruolo del docente e delle fonti tradizionali."
(NIN , 2025, pp. 49-52)
4. Pareri favorevoli e contrari all’introduzione del latino
A favore i sostenitori della riforma che sostengono…
- Rafforzamento delle basi linguistiche: permette di comprendere meglio la grammatica italiana e la logica verbale.
- Orientamento scolastico: offre agli studenti dell'ultimo biennio delle medie un assaggio orientativo per capire se proseguire con studi liceali (scientifico, classico, scienze umane).
- Continuità culturale: riduce il distacco tra la scuola media e i licei, dove spesso l'impatto con il latino genera insuccessi scolastici al primo anno.
- Sviluppo del pensiero critico: allena la mente all'analisi e al rigore concettuale.
Contro i critici e i sindacati della scuola che affermano…
- Rischio di disuguaglianze: trattandosi di un'opzione affidata all'autonomia scolastica, rischia di creare scuole "di serie A" (che offrono il latino) e scuole "di serie B" (che non hanno le risorse per attivarlo).
- Sovraccarico dei programmi: le ore scolastiche sono già saturate da molte discipline (inclusa la doppia lingua straniera, informatica ed educazione civica).
- Mancanza di organico specifico: alle medie l'insegnante di italiano (classe di concorso A-22) potrebbe non avere una formazione specialistica in didattica del latino se non ha seguito un percorso umanistico classico. Occorrerebbe attingere alle graduatorie delle classi di concorso A011 e A013 del secondo grado: una trasversalità di utilizzo non facile da realizzare.
- Inattualità metodologica: i critici sostengono che per migliorare l'italiano e il lessico dei ragazzi sarebbe più utile incrementare le ore di lettura attiva, la scrittura e la comprensione del testo piuttosto che introdurre elementi di una lingua classica.
E gli esperti?
Cosa ne pensano gli esperti di latino sulla reintroduzione del latino alle scuole secondarie di primo grado?
Tra i docenti universitari, i linguisti e i classicisti, l'ipotesi di introdurre il latino nella scuola secondaria di primo grado ha suscitato un dibattito acceso e articolato. Sebbene molti esperti condividano la preoccupazione per l'impoverimento del lessico e della comprensione del testo tra le giovani generazioni, la spaccatura riguarda soprattutto i metodi, le priorità formative e la fattibilità reale nel variegato panorama scolastico.
Di seguito alcuni esempi.
Secondo i favorevoli: "Un'ancora di logica e consapevolezza linguistica"
I sostenitori (tra cui molti docenti di filologia classica e linguistica storica) vedono nel latino uno strumento pedagogico insostituibile per la crescita cognitiva, a patto che sia insegnato con metodi moderni.
- Nicola Gardini (classicista, saggista e docente ad Oxford, autore di "Viva il latino"): sostiene da tempo che lo studio del latino non sia un relitto del passato, ma un esercizio di libertà e accuratezza linguistica. Secondo questa visione, accostarsi presto alle radici della lingua aiuta a sviluppare il pensiero critico e la logica.
- Linguisti ed etimologi (area Accademia della Crusca): molti sottolineano come la conoscenza del latino serva a sbloccare il "lessico astratto" dell'italiano. Capire l'origine delle parole aiuta gli studenti non solo in italiano, ma anche nel comprendere il linguaggio scientifico, giuridico e le altre lingue romanze (spagnolo, francese) ed europee (inglese, che ha un'enorme percentuale di prestiti latini).
I sostenitori del "Metodo Natura" (Metodo Orberg): gli esperti che promuovono l'insegnamento del latino come lingua viva (attraverso la lettura immersiva e l'uso attivo) vedono negli studenti della Scuola secondaria di 1° grado l'età ideale per l'apprendimento intuitivo e naturale, prima che lo studio si irrigidisca nelle norme grammaticali astratte del liceo. Questo perché il metodo prevede un approccio induttivo: gli alunni capiscono il latino dal contesto, dalle immagini, dalle parole trasparenti e dalle ripetizioni, prima di ricevere la spiegazione grammaticale.
(Approfondimenti nel pdf scaricabile - Che cos’è il Metodo Örberg e come funziona. Come applicare il metodo Örberg nei laboratori della Scuola secondaria di primo grado?)
Secondo i critici e gli scettici: "Si rischia di sbagliare priorità e metodo"
Tra i linguisti e gli esperti di didattica dell'italiano si sollevano forti perplessità, che non riguardano il valore del latino in sé, ma l'opportunità di inserirlo alle medie in questo momento storico.
- Massimo Arcangeli e altri linguisti contemporanei: evidenziano come la priorità assoluta della scuola media debba essere il recupero della padronanza dell'italiano base (ortografia, sintassi della frase complessa, comprensione della lettura). Introdurre il latino rischia di essere una "scorciatoia illusoria": per imparare l'italiano serve leggere e scrivere di più in italiano, non aggiungere una lingua antica.
- Federico Condello (filologo classico all'Università di Bologna): spesso critico verso le "operazioni nostalgia" sulla scuola, sottolinea come la propaganda sul latino come "palestra di logica" sia un mito sfornito di reali evidenze scientifiche. Se il latino viene insegnato con i vecchi metodi nozionistici, rischia solo di allontanare gli studenti vulnerabili e aumentare la dispersione scolastica.
- Specialisti di didattica inclusiva e BES: Molti pedagogisti avvertono che, in classi sempre più eterogenee e con un numero crescente di alunni con disturbi specifici dell'apprendimento o con background migratorio, l'impatto con la morfologia latina potrebbe rappresentare una barriera accessoria anziché un aiuto, se non progettato con estrema cura compensativa.
Timore quest’ultimo non condiviso però da molti esperti di DSA, né dalla Rete delle scuole amiche del latino inclusivo che da qualche anno sta sperimentando il Metodo "Vale!".
"Sperimentato dal 2021 a partire dal quinto anno della Scuola primaria e, in una continuità verticale, alle Medie e al biennio delle Superiori, il Metodo "Vale!" coinvolge i bambini alla scoperta dell’etimologia, del lessico, dei numeri romani, della civiltà romana, della mitologia e dei proverbi con mnemotecniche, giochi (da tavola, di ruolo, di movimento o interattivi, canzoni e semplici interazioni orali. (…) La Rete si sta allargando sempre più in tutta Italia e si sono avviate anche nuove e interessanti sperimentazioni del Metodo "Vale!", modulate anche con docenti di sostegno ed esperti per coinvolgere nell’apprendimento anche ragazzi con autismo e disabilità cognitiva lieve, per realizzare sempre più concretamente una didattica del latino inclusiva, anzi "universale".
(Per una didattica “universale” del latino fin dalla Scuola primaria)
Ma ci sono anche dei punti di convergenza tra gli esperti di latino!
Nonostante le diverse posizioni, quasi tutti gli esperti del settore concordano su tre condizioni fondamentali:
- No al modello "liceo in miniatura": c'è unanimità nel ritenere che riproporre alle medie la grammatica normativa (declinazioni a memoria, paradossi sintattici, versioni con il dizionario) sarebbe un fallimento pedagogico.
- Focus sull'Educazione linguistica comparata: il latino alle medie ha senso solo se impostato come laboratorio di etimologia, storia della lingua e confronto tra le strutture dell'italiano e delle lingue moderne.
- Formazione dei docenti: la vera incognita evidenziata dagli esperti è chi lo insegnerà. Senza una formazione specifica sulla didattica del latino per i giovanissimi, si rischia di delegare il compito a iniziative personali e disomogenee, vanificando gli obiettivi della riforma.
In definitiva, dovremmo considerare il latino non come un peso del passato, ma come un investimento prezioso dei nostri studenti per il loro futuro.
"In un contesto socio-culturale in cui i social media promuovono un consumo rapido e superficiale delle informazioni, il latino insegna la pazienza di riflettere su un testo, richiede di scegliere il vocabolo più pertinente, rende capaci di analizzare un brano per distinguere il vero dal falso, e in sostanza, aiuta ad “andare oltre” la superficie. Ci porta ad essere intelligenti, nel senso etimologico di capaci di "intus legere", cioè a leggere in profondità. (…) Il latino non è una materia che permette superficialità. Richiede disciplina, impegno costante e un’attenzione quasi maniacale ai dettagli. Questo rigore non è una punizione, ma una virtù pedagogica: educa lo studente alla perseveranza di fronte alle difficoltà, alla precisione nell’analisi e alla resilienza nel superare gli ostacoli. Tutte queste abilità si traducono in un miglioramento generale del metodo di studio, fondamentali per il successo in qualsiasi ambito accademico e professionale."
(Il latino, una necessità culturale, pedagogica ed esistenziale)
BIBLIO/SITOGRAFIA
- Indicazioni Nazionali per il curricolo Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione
- Nuove Indicazioni Nazionali/3. Sul latino antiche e nuove controversie
- Il latino, una necessità culturale, pedagogica ed esistenziale
- Il LEL, la nuova sfida del latino nelle Indicazioni Nazionali
- Le idee del ministro Valditara sulla scuola
- Educazione linguistica: con o senza il latino
- Scuola7, Latino
- Hans Henning Ørberg
- A cura di Maria Enrica Bianchi, Viviana Rossi e Daniela Venturini, Studiare latino: una sfida per gli studenti con DSA, Libri Liberi 2016
A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi
DOCUMENTI SCARICABILI
- Come una scuola secondaria di primo grado può inserire concretamente il latino nel PTOF e con quali risorse orarie.
- Che cos’è il Metodo Örberg e come funziona.
- Come applicare il metodo Örberg nei laboratori della Scuola secondaria di 1°grado?
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