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Al via la sperimentazione delle competenze non cognitive

Sperimentazione per tutti gli ordini di scuola

Il Decreto ministeriale del 15 gennaio 2026 dà l’avvio alla sperimentazione triennale prevista dalla Legge n. 22 del 19 febbraio 2025, che introduce lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici di ogni ordine e grado.

Ma cosa si intende, concretamente, per competenze non cognitive e trasversali?

Ne avevamo già parlato in un nostro articolo del 19 dicembre 2024, Approvato anche dal Senato lo sviluppo delle competenze non cognitive a scuola, subito dopo l’approvazione della legge al Senato.
"Le competenze non cognitive, note anche come soft skills o life skills, sono oggetto di studio e promozione da parte di numerosi esperti e organizzazioni internazionali, in quanto sono sempre più ritenute necessarie per affrontare efficacemente le sfide della vita quotidiana. Esse includono abilità, atteggiamenti e competenze che vanno oltre le tradizionali materie scolastiche e che portano a comportamenti positivi che rendono l'individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni. Queste competenze riguardano la capacità di relazionarsi, gestire le emozioni, risolvere problemi e adattarsi ai cambiamenti. Si tratta di 10 life skills, fondamentali per il benessere e la realizzazione personale e professionale, cioè di abilità necessarie ad adattarsi in modo positivo alla propria realtà, che consentono ai ragazzi di affrontare le difficoltà e le sfide che la quotidianità propone loro, non solo in ambito scolastico, ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni".
(Approvato anche dal Senato lo sviluppo delle competenze non cognitive a scuola)

Le competenze non cognitive sono l'insieme di abilità personali, relazionali e comportamentali che permettono a una persona di interagire in modo efficace con il proprio ambiente e con gli altri: esse riguardano il "saper essere" piuttosto che il "sapere". 
Qualche docente potrebbe dire che non sono una novità: sono competenze che abbiamo insegnato (o avremmo dovuto insegnare) già da anni nella nostra quotidianità… e che, nello stesso tempo, dovremmo possedere anche noi docenti. Ma, a quanto pare, non è così sempre e dovunque! 

In un recente webinar di approfondimento di Tuttoscuola, dal titolo "Competenze non cognitive e trasversali, via alla sperimentazione: tutto quello che c’è da sapere" (3 febbraio 2026)  il Professor Giorgio Vittadini, Università Bicocca di Milano e Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha affermato: "La scuola nozionistica, nata 150 anni fa per preparare il capitale umano, è ormai superata. Oggi occorre educare in modo olistico, accompagnando tutta la persona dello studente a prendere coscienza del suo potenziale… per usarlo al meglio. I ragazzi sono fuochi da accendere, non vasi da riempire!"

Come si può capire, non si tratta di una nuova disciplina, ma di una diversa cornice culturale e pedagogica. Significa usare le discipline in un modo diverso, adottare metodologie didattiche attive (come il lavoro di gruppo, il problem solving, il debate, il gioco di ruolo…),  che permettano agli studenti di allenare queste abilità durante le attività quotidiane.
(Approfondimenti nel pdf scaricabile - Cosa significa insegnare le competenze non cognitive a scuola nel primo ciclo? E nel secondo ciclo?)

La Legge 22/2025, infatti, attraverso questa sperimentazione triennale, chiama le scuole a interrogarsi su come sostenere in modo più efficace lo sviluppo personale, sociale ed emotivo degli studenti, insieme agli apprendimenti cognitivi, in un momento storico particolarmente difficile in cui assistiamo ad una crescente eterogeneità culturale delle classi, ad un aumento delle fragilità emotive e relazionali, dell’ analfabetismo funzionale, della povertà educativa, della dispersione scolastica.

Si precisa che la Legge n. 22/2025 non è prescrittiva: non impone modelli dall’alto da applicare meccanicamente, né “ore aggiuntive. Al contrario, fornisce un quadro di riferimento che può accompagnare le scuole, valorizzare l’autonomia scolastica e riconoscere il ruolo centrale dei docenti, facendo leva anche sulle esperienze educative già in atto nelle scuole, dedicate proprio alla promozione delle competenze trasversali (per es. i percorsi di educazione civica, i moduli di orientamento formativo di 30 ore, le esperienze degli ex PCTO ecc.). 

L’obiettivo è che siano le pratiche migliori, emerse durante la sperimentazione triennale, a definire le future linee guida su come strutturare a scuola dei percorsi per promuovere tali competenze in base ai bisogni specifici di una classe, di una comunità scolastica.

In tutto ciò, le scuole potranno essere appoggiate anche da Università e enti formativi accreditati: solo così potranno riuscire a dare forma a un cambiamento che può toccare il cuore dell’esperienza educativa.

La legge considera il collegio docenti, guidato dal dirigente scolastico, come il protagonista del proprio processo formativo e auto-formativo, processo che dovrebbe coinvolgere l’intera comunità educativa.

Ora il Decreto ministeriale di gennaio 2026, insieme all’ormai imminente Nota ministeriale che preciserà tempi e modalità della selezione pubblica, apre ufficialmente le porte alle proposte progettuali da parte di tutte le istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado, singolarmente o in rete, che intendono partecipare alla sperimentazione. 

Cosa prevede il decreto?

Il decreto si concentra su alcuni punti:

  • il riconoscimento delle competenze non cognitive e trasversali che incidono maggiormente sul percorso scolastico e personale degli studenti;
  • la scelta di metodologie didattiche e strumenti efficaci per svilupparle, osservarle e valutarle;
  • la costruzione di percorsi formativi innovativi che includano attività orientative e collaborazioni con soggetti esterni;
  • il monitoraggio e la verifica dell’impatto che questi percorsi producono sul successo formativo degli studenti.

(Approfondimenti nel pdf scaricabile - Cosa prevede esattamente il Decreto n. 6 del 15/01/2026?)

Pertanto le scuole dovranno individuare:

  • quali competenze non cognitive e trasversali risultano più funzionali al successo formativo degli studenti;
  • quali metodologie didattiche ne favoriscono lo sviluppo;
  • come osservarle e documentarle.

Con l’avvio della sperimentazione sulle competenze non cognitive e trasversali, la scuola italiana potrebbe entrare in una fase nuova, perché tali competenze non servono tanto a formare persone più istruite, ma persone competenti, capaci di giudizio critico e di stare al mondo.  L’obiettivo, infatti, dovrebbe essere quello di contribuire alla crescita di studenti e studentesse responsabili, critici e creativi, capaci di assumersi responsabilità e di dare un contributo significativo alla società in cui vivono. 

Ci riusciranno le scuole? 

A fronte di questa grossa novità legislativa non bisogna illudersi. Infatti, tutti sanno che non si può sottovalutare la congenita paura del cambiamento da parte di molti docenti nei confronti di ogni novità. 

"Una resistenza che ha fatto sì che la dinamica scolastica, nella sua struttura di fondo, soprattutto alle medie e alle superiori, sia rimasta pressoché la stessa da sessant’anni a questa parte (lezioni frontali, studio a casa, verifiche, selezione)."
(SCUOLA/ Non cognitive skills, un ponte (necessario) tra istruzione ed educazione)

La speranza è che questa sperimentazione sulle competenze trasversali possa essere il grimaldello proprio per sciogliere l’annosa contrapposizione tra istruzione ed educazione e per promuovere una scuola che permetta a ciascuno, docenti e studenti, di essere davvero artefici di un cambiamento positivo.

Infatti dei segnali positivi ci sono.

Fra questi vi è l’adesione di più di duecento scuole provenienti da tutte le regioni d’Italia alla sfida lanciata dal Festival dell’innovazione scolastica che si è svolto a settembre 2025 a Villa dei Cedri, Valdobbiadene (TV).

Il Festival dell’Innovazione Scolastica, giunto alla Va edizione,  ha permesso a molti docenti e studenti di incontrarsi, mettersi in gioco e confrontarsi proprio sul tema di queste competenze. Secondo il Professor Alberto Raffaelli, Presidente del Festival, è stato un vero e proprio scambio di esperienze vive, con riflessioni e suggerimenti pratici sulle sperimentazioni didattiche di queste competenze già in atto da alcuni anni in molte scuole italiane, specialmente del primo ciclo. 
(Approfondimenti nel pdf scaricabile - Festival di  Valdobbiadene (TV) su Promuovere e valutare le Non-Cognitive Skills)

Nella fase iniziale, la sperimentazione può essere letta come un grande laboratorio nazionale in cui le scuole cercheranno di dare concretamente il meglio di sé, provando a capire cosa significhi insegnare le competenze non cognitive e quali siano le strategie didattiche più efficaci. Potranno far riferimento anche alle Linee guida per l’Educazione civica, alle Linee guida dell’Orientamento, alle Nuove Indicazioni nazionali del primo ciclo, di cui abbiamo già parlato ampiamente in questo magazine.

In seguito, la raccolta di dati e l’osservazione sistematica serviranno poi a capire se i percorsi messi in campo hanno inciso davvero sulla partecipazione degli studenti, sul loro benessere e sulla riduzione della dispersione.

Solo al termine del triennio, sulla base dei risultati raccolti, sarà possibile individuare approcci efficaci e valutare se e come esplicitarli in modo più strutturale, a livello nazionale, in apposite linee guida "per lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, che definiscono indicazioni metodologico-didattiche in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, con le indicazioni nazionali per i licei e con le linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti". (Decreto 6, art. 9) .

C’è quindi ancora molta strada da fare: ma è anche vero che molti docenti e dirigenti scolastici la stanno già percorrendo da anni.


BIBLIO/SITOGRAFIA

A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi

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