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Star bene a scuola

Educazione civica: sì, forse, no!

Educazione civica: cosa c’è di nuovo?

Il 1° agosto 2019 il Senato ha approvato definitivamente il Disegno di legge n. 1264, intitolato Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica. I 14 articoli del testo prevedono «l’introduzione dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione e l’avvio di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia».

A settembre il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, pur prendendo atto dell'approvazione quasi unanime da parte del Parlamento della norma che introduce l'insegnamento dell'Educazione civica negli ordinamenti delle scuole di ogni ordine e grado, ha bocciato la sperimentazione facendo notare che non ci sarebbero stati  i tempi per iniziare la nuova disciplina: "La sua introduzione, ad anno scolastico iniziato, metterebbe in difficoltà le  scuole: sono 33 ore di insegnamento, ma le programmazioni sono già state messe a punto".

Il legislatore, con questo testo, ha voluto far capire solo che “a scuola” si dovrebbe star bene. Niente di strano, visto che una delle priorità della scuola dovrebbe essere proprio quella di combattere il malessere e il disagio. “Scuola”, infatti deriva dal greco “skolé”, e significa, agio, benessere, distensione.

La scuola dovrebbe essere occasione e fonte di benessere collegato con l’apprendimento, ma spesso diventa ambiente di demotivazione, di frustrazione e di disagio verso lo studio.

Negli ultimi vent’anni, sia il Ministero della Pubblica Istruzione sia quello della Salute hanno cominciato a diffondere l’idea di prevenzione delle situazioni a rischio e di promozione della salute, chiedendo anche alla scuola di farsi carico della salute propria e altrui attraverso la promozione di attività ed iniziative di educazione alla salute miranti a trasformare la scuola in un luogo in cui si sta volentieri.
Purtroppo, però, secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2016, il 72% delle ragazze di quindici anni soffre di stress da scuola e i maschi seguono con il 51%.

L’educazione civica c’era anche prima, ma con nomi diversi

Il nuovo disegno di legge ha solo modificato la normativa precedente:  «Ora cambierà l’etichetta, non la sostanza», ha scritto Claudio Giunta, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Trento, il 2 agosto 2019, in un suo articolo pubblicato sulla rivista Il Mulino.   «A parte il cambio del nome, da “Cittadinanza e Costituzione” a “Educazione civica”, e a parte la novità del voto in pagella, [...] non esisterà un docente dedicato esclusivamente a questa disciplina, non ci saranno ore in più per svolgerla, i fondi per l’aggiornamento dei docenti ammonteranno a una cifra risibile, 4 milioni di euro, cioè a spiccioli per una conferenza annuale in aula magna, uno di quegli eventi festivi che, negli anni, hanno preso sempre più spesso il posto delle lezioni curricolari». (Linee guida per l’insegnamento della educazione civica. Editing a cura della redazione di nuovo Pavone Risorse)

Infatti, “Cittadinanza e Costituzione” era un nuovo modo di definire quella che storicamente era chiamata “Educazione civica” o  “Educazione della convivenza civile”, in cui erano previsti temi molto simili. Per esempio, anche per “Cittadinanza e Costituzione” le ore dedicate erano 33 (1 ora di lezione a settimana) “da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vi­genti”, ma a carico dei docenti che insegnavano storia e geografia, limite tolto dalla nuova legge, che, invece, considera l’insegnamento dell’educazione civica, trasversale, non ascrivibile a una singola disciplina.

A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi 

Normativa, Apprendimento, educazione civica, cittadinanza, convivenza civile, educazione civica digitale, Benessere a scuola

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