In ogni classe ci sono alunni che richiedono un’attenzione speciale per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, Disturbi Specifici di Apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Quest’area dello svantaggio scolastico, che comprende problematiche diverse, dal 2012 viene indicata come «area dei Bisogni Educativi Speciali (BES)».

Grande è, quindi, l’eterogeneità presente nelle nostre classi; ma la scuola non può lasciare indietro nessuno e deve prendersi cura anche e soprattutto di chi ha problemi e non può farcela da solo!

Il tema dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità è tornato al centro delle questioni attuali della scuola italiana, grazie anche alla approvazione, il 13 aprile 2017, del Decreto legislativo n. 66/2017Norme per la promozionedell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, attuativo della Legge 107/2015.

Cosa cambierà concretamente? Il decreto riuscirà a realizzare quanto scritto nell’articolo 1? “ L'inclusione scolastica (…) risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno (…) nella prospettiva della migliore qualità di vita; si realizza nell'identità culturale, educativa, progettuale, nell'organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche …”

Stop all'Educazione civica. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione voluta dall'ex ministro perché "metterebbe in crisi l'anno scolastico”.
La “nuova” materia entrerà in classe solo nel settembre 2020... forse!
Ma è proprio nuova? No, l’educazione civica c’era anche prima.Non è mai stata né abolita né reintrodotta perché un insegnamento simile è già previsto dal 1999, anche se con nomi diversi: "Cittadinanza e Costituzione” o “Educazione della convivenza civile”. 
Ma vediamo cosa c’è di nuovo.

Il Decreto legislativo 62“Nuove norme in materia divalutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”, approvato il 13 aprile 2017, riordina e coordina in un unico testo le disposizioni vigenti in materia di esame di Stato conclusivo del primo e del secondo ciclo di istruzione; prove INVALSI (eliminazione della prova scritta a carattere nazionale dall’esame di Stato del primo ciclo di istruzione, ma anche l’introduzione della prova di inglese, insieme alle prove di italiano e matematica); certificazione delle competenze alla fine del primo ciclo (mediante un modello ministeriale di attestazione delle competenze trasversali e delle competenze chiave di cittadinanza).

La normativa tutela il diritto all’apprendimento di ogni studente, cioè il suo diritto “ad una prestazione didattica efficace”, nel rispetto delle sue peculiari caratteristiche. Non solo. La normativa orienta e vincola la professionalità docente, fornendo alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado indicazioni precise; suggerendo comportamenti didattici, strategie metodologiche, mezzi compensativi, misure dispensative e valutative adeguati. Ecco un quadro riassuntivo della normativa che i docenti dovrebbero conoscere per svolgere al meglio la loro professione in questa nostra società sempre più complessa (… con relativi approfondimenti da scaricare).

A scuola si usano da anni termini come controllo, interrogazione, correzione, sanzione … che si traducono in giudizi e voti. Oggi, però, si parla molto di valutazione  formativa, autentica, autovalutazione , ma in realtà cosa è cambiato realmente nelle classi? La valutazione dovrebbe essere uno strumento per l’apprendimento e diventare così uno dei mezzi più potenti non solo per migliorare i risultati degli alunni, ma anche per verificare se le strategie didattiche/metodologiche usate hanno permesso ad ogni alunno di fare i progressi previsti, di individuare gli elementi che sono stati di intralcio e quelli che possono essere migliorati.

Lo scorso 10 luglio 2019 è stato presentato alla Camera dei deputati il Rapporto nazionale relativo ai risultati campionari delle prove INVALSI di quest’anno. Le prove del 2019 si sono svolte in due modi diversi: nella scuola primaria sono state proposte agli alunni in forma cartacea, nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, le prove sono state proposte agli studenti tramite computer (Computer Based Test).
La ricchezza di dati che il Rapporto mette a disposizione evidenzia punti di forza e di criticità molto interessanti. Rispetto al 2018 si riscontra un leggero miglioramento degli esiti complessivi. L’aspetto positivo è che esso si manifesta soprattutto nel Mezzogiorno e a vantaggio degli studenti più deboli. Il documento presenta anche una novità molto importante perché, per la prima volta, si riportano gli esiti anche delle prove dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, sostenute dagli studenti pochi mesi prima dell’esame di stato.

La scuola dell’autonomia è “Una scuola che mira, non solo ad istruire, ma anche e soprattutto a educare e a formare: una scuola che si impegna a far acquisire non solo le conoscenza, ma anche le “competenze”.(Umberto Tenuta, 1998)

Il recente D.Lgs 62/2017 specifica che la valutazione finale di ogni studente deve essere articolata in valutazione dei risultati di apprendimenti disciplinari e in certificazione delle competenze. Lo stesso decreto  precisa anche che i  Collegi dei docenti devono definire correlazioni più stringenti con la certificazione delle competenze, che fanno riferimento alle competenze “di cittadinanza” sottese al Profilo finale dello studente contenuto nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo. Per parlare di valutazione e certificazione delle competenze, però, occorre prima definire le competenze; poi lavorare per promuovere competenze; quindi osservarle per valutarle e, infine, certificarle.

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