Compiti per le vacanze estive: sì o no?
Vacanze estive: riposo o ripasso?
Sia nella scuola sia nella famiglia, così come nel più ampio dibattito della realtà sociale, continua il confronto sulla necessità di trovare un equilibrio tra riposo e ripasso. Entrambe le posizioni, ampiamente dibattute, contrappongono argomenti validi: in questo articolo tenteremo di esaminare in modo critico le diverse posizioni su questa antica questione.
D’altro canto il periodo delle vacanze è caratterizzato proprio dalla distanza. Infatti ci potrà essere una lontananza propriamente fisica per chi ha la possibilità di partire dai luoghi della propria vita quotidiana, ma ci sarà, soprattutto, una distanza dai ritmi di vita abituali e dovrebbe esserci anche una forma di disconnessione educativa, capace di restituire centralità a un concetto troppo spesso dimenticato: la scuola non può occupare ogni spazio della vita degli studenti.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) raccomanda di non sovraccaricare gli studenti, invitando i docenti a programmare sempre i compiti in modo equilibrato. Infatti, con la Nota prot. 2443 del 28 aprile 2025, avente come oggetto "Assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa", il ministro G. Valditara ha raccomandato ai docenti che "l’assegnazione di compiti e attività di studio da svolgere a casa siano accuratamente pianificate da ciascun insegnante".
La Nota del 2025, che mira a tutelare il benessere psicofisico degli studenti durante tutto il percorso scolastico, invita esplicitamente a evitare che i compiti "siano consegnati sul registro elettronico in serata per l’indomani", sollecitando invece la loro annotazione sul diario personale degli studenti durante le ore di lezione. L’obiettivo dichiarato è tutelare il diritto al riposo di alunni e famiglie, garantendo alla scuola il ruolo di contesto capace di "creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità" degli studenti.
(La tecnica della scuola, 2026)
L’attenzione del ministero riguarda anche l’assegnazione dei compiti per le vacanze, che, come abbiamo già ribadito, è un argomento che divide insegnanti, genitori e studenti.
Le direttive ministeriali si concentrano in modo particolare su principi di "buon senso" e di organizzazione e raccomandano di non sovraccaricare gli studenti, invitando i docenti a programmare i compiti in modo equilibrato, in quanto "la scuola è il contesto educativo che deve creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità di tutti gli studenti."
Ricordiamo che i riposi e le pause, compresi i weekend e le festività, sono considerati da molti esperti una parte fondamentale del processo di apprendimento e di crescita dei ragazzi. Assegnare troppi compiti in questi periodi rischia di compromettere la qualità dello studio, ma soprattutto, impedisce ai ragazzi di recuperare energie, stare con la famiglia e vivere esperienze diverse.
Una didattica attenta ai tempi del riposo contribuisce a un apprendimento più sano, inclusivo e duraturo.
Tuttavia, non esiste un divieto assoluto: gli insegnanti mantengono la propria autonomia didattica e possono assegnare esercizi, letture o ricerche e non sono previste penalizzazioni per chi non li svolge e "il punto critico è che la nota ministeriale non ha forza di legge. Si tratta di una raccomandazione, non di un divieto vincolante. A fare da scudo ai docenti che non la rispettano è il DPR n. 275/1999, che garantisce alle istituzioni scolastiche autonomia didattica e ampi margini decisionali sulle metodologie di insegnamento, compresa la gestione dei compiti per casa". (Fonte la tecnica della scuola, 2026)
Ma quali sono le motivazioni dei sostenitori della necessità dell’assegnazione dei compiti durante le vacanze?
Elenchiamo quelle più significative.
- Numerosi studi dimostrano che gli studenti possono dimenticare una parte importante di ciò che hanno appreso durante l’anno scolastico se non mantengono attive le loro competenze. Soprattutto i compiti estivi aiutano a "mantenere" la mente allenata e a consolidare conoscenze e abilità acquisite. L’eseguire prove ed esercizi permetterebbe di mantenere una continuità nello studio anche durante le vacanze e può essere utile.
- Sicuramente una buona organizzazione e una strutturazione del tempo adeguata possono aiutare ad approfondire argomenti studiati in modo superficiale, a recuperare lacune, a consolidare ciò che si è appreso, anche in vista di prove di verifica e valutazione. I compiti mirati al recupero possono concentrarsi sugli argomenti in cui gli studenti hanno mostrato maggiori difficoltà, offrendo esercizi di ripasso e attività specifiche per rafforzare le aree carenti.
- Un elemento fondamentale da tenere in considerazione è costituito dal fattore tempo: nella progettazione delle attività da svolgere durante i periodi di vacanza assume particolare rilevanza la dimensione temporale. È opportuno, infatti, che gli studenti possano organizzare il lavoro in modo autonomo, rispettando i propri tempi di apprendimento e di approfondimento, senza essere vincolati ai ritmi serrati e alle scadenze ravvicinate che contraddistinguono il calendario delle attività didattiche nel corso dell'anno scolastico. In questo modo, l'esperienza di apprendimento può svilupparsi in un contesto più disteso, favorendo una partecipazione maggiormente consapevole e una riflessione più approfondita sui contenuti.
Quanto detto è ancora più significativo nel caso dei compiti estivi, poiché ripassare e mettere in pratica le conoscenze durante l’estate aiuta a metabolizzare le nozioni, trasformando le informazioni da memoria a breve termine a memoria a lungo termine e a mantenere attive le competenze acquisite.
Il ripasso, ad esempio, può assumere valore formativo quando, anziché limitarsi alla ripetizione di contenuti già affrontati, favorisce processi di rielaborazione delle conoscenze e del loro utilizzo in situazioni differenti, coerentemente con una prospettiva didattica centrata sulle competenze. (M. Castoldi, 2011).
(Che cosa deve fare la scuola per promuovere competenze)
Un ripasso efficace non dovrebbe essere soltanto ripetizione, ma dovrebbe voler dire scoprire nuovi orizzonti e punti di vista, superando i limiti dei propri confini, vivendo originali dimensioni e spazi della vita reale. Affrontare lo studio senza supporti (e senza essere accompagnati nei diversi passi e percorsi) può diventare un’occasione per costruire approcci differenti al lavoro, in cui il muoversi in modo autonomo permette di autovalutarsi.
Le attività assegnate con finalità di potenziamento possono articolarsi in un’ampia gamma di esperienze formative, tra cui progetti di ricerca, percorsi di lettura di livello avanzato, corsi erogati in modalità online e attività di carattere creativo. Tali proposte sono concepite per promuovere lo sviluppo di competenze cognitive di ordine superiore, favorendo il pensiero critico, la capacità di analisi e di problem solving, nonché la creatività e l’attitudine all’innovazione.
Con un approccio equilibrato, gli studenti possono godersi le vacanze e allo stesso tempo coltivare il loro percorso educativo e, come sostiene M. Pellerey, "La competenza non coincide con il semplice possesso di conoscenze e abilità, ma implica la capacità della persona di mobilitarle in modo autonomo e responsabile in situazioni significative". (M. Pellerey, 2004)
Come riportato da M. Marzario, Daniele Novara sostiene invece che "i bambini e i ragazzi hanno il diritto a vivere la loro vita non così forzatamente fissata sulla prestazione scolastica. Devono poter sviluppare i loro interessi avendo il tempo per il gioco, gli incontri liberi, il movimento, lo sport". (M. Marzario, 2023)
In questa prospettiva, il periodo extrascolastico dovrebbe essere considerato non come una semplice estensione del tempo scolastico, ma come uno spazio educativo differente, nel quale anche esperienze non strutturate possono contribuire alla crescita personale e allo sviluppo delle capacità cognitive, relazionali e creative.
Ma ci sono anche posizioni più estreme e lo psicologo G. Giuseppe Lavenia analizza le motivazioni per cui bisognerebbe abolire i compiti per le vacanze.
"Dal mio punto di vista i compiti delle vacanze, almeno per come li conosciamo oggi, andrebbero aboliti. Non perché studiare faccia male. Non perché la conoscenza non sia importante. Ma perché continuare ad assegnare decine di pagine da completare, esercizi da svolgere e capitoli da ripassare significa difendere un modello educativo che rischia di essere sempre più distante dalla realtà che i nostri ragazzi vivono. Per anni abbiamo pensato che ripetere significasse imparare. Oggi sappiamo che non è così semplice. Sappiamo che la motivazione, l’esperienza, la curiosità e il coinvolgimento emotivo hanno un ruolo fondamentale nell’apprendimento. Eppure continuiamo a proporre attività che spesso vengono percepite dagli studenti come un obbligo da smarcare prima possibile. Nel frattempo è cambiato il mondo”.
(La Repubblica, inserto salute, 2026)
Anche in questo caso, elenchiamo le motivazioni che portano a comprendere come i compiti delle vacanze possano essere inutili se non addirittura dannosi.
- Uno degli argomenti principali sostenuto da chi è contro i compiti delle vacanze è lo stress che possono causare agli studenti. La pressione di completare i compiti può trasformare le vacanze in un’estensione dell’anno scolastico, riducendo il tempo disponibile per il relax e le attività ricreative.
- Inoltre, l’efficacia dei compiti assegnati risulta fortemente condizionata dalla loro tipologia, dalla qualità della progettazione e dal livello di supporto fornito agli studenti; ciò evidenzia come, nella maggior parte dei casi, il semplice ricorso ai compiti non garantisca un reale miglioramento degli apprendimenti. Al contrario, quando le attività proposte si limitano alla ripetizione meccanica di contenuti già affrontati o non risultano adeguatamente calibrate sui bisogni degli alunni, il loro contributo formativo può rivelarsi marginale, se non addirittura inefficace, trasformandosi in un carico aggiuntivo privo di significative ricadute sul piano cognitivo.
- Le vacanze offrono opportunità uniche per esperienze di apprendimento alternative, come campi estivi, viaggi e attività extracurricolari e i detrattori dei compiti delle vacanze sostengono che questi ultimi possano interferire con queste esperienze, limitando il tempo che gli studenti possono dedicare a sviluppare competenze importanti come la socializzazione, la creatività e l’apprendimento esperienziale.
Il professor G. Lavenia nella sua affermazione "il mondo è cambiato" si riferisce in modo particolare al peso dell’Intelligenza Artificiale (IA) nell’esecuzione dei compiti: infatti, l’IA è ormai uno strumento alla portata di tutti ed è entrato nelle abitudini quotidiane degli studenti. Molti compiti vengono svolti con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra uso intensivo dei social media e alcuni indicatori di disagio psicologico negli adolescenti, anche se il rapporto causale resta oggetto di dibattito.
(Emergenza fragilità negli adolescenti)
Per non parlare di quella parte dei compiti che finirà nelle mani dei genitori, che (per sopravvivere) non esitano a suggerire, correggere e a fare addirittura a fare una parte del lavoro. In molte famiglie il reale dubbio non è se i ragazzi stiano apprendendo cose nuove o consolidando abilità e conoscenze apprese, ma chi stia realmente facendo quei compiti.
"La scuola, negli ultimi decenni, ha dedicato enormi energie a misurare ciò che gli studenti ricordano: molto meno a comprendere ciò che stanno diventando. Eppure la vita porrà domande diverse non legate a quante pagine ha studiato o se ha compilato tutti gli esercizi assegnati. Gli chiederà se sa affrontare una delusione senza crollare. Se sa assumersi una responsabilità. Se sa rispettare gli altri. Se sa costruire relazioni sane. Se sa collaborare. Se sa stare da solo senza sentirsi perso. Se sa trovare un significato nelle proprie scelte".
(La Repubblica, inserto salute, 2026)
Tali competenze trasversali rappresentano un elemento fondamentale per favorire il benessere individuale, il successo nel percorso lavorativo e lo sviluppo di relazioni interpersonali di qualità. Ciò non implica una diminuzione dell'importanza attribuita allo studio o alle conoscenze disciplinari, bensì la necessità di promuovere modalità di apprendimento più efficaci e orientate alla comprensione profonda, anziché alla semplice acquisizione di nozioni.
(Al via la sperimentazione delle competenze non cognitive)
Però anche docenti e genitori avrebbero diritto a rigenerarsi durante le vacanze: l’estate non dovrebbe essere il prolungamento della scuola dentro casa, ma un’occasione per recuperare il tempo della relazione, per parlare, ascoltare, fare esperienze insieme, sia per i docenti sia per i genitori.
(Approfondimenti nel pdf scaricabile - E i compiti delle vacanze per i docenti? E per i genitori?)
In conclusione, i compiti delle vacanze possono assumere un valore positivo quando sono il risultato di una scelta consapevole da parte dell’insegnante, attenta alla quantità, alla qualità e alle finalità delle proposte. Non si tratta di riempire il tempo libero con ulteriori esercitazioni, ma di individuare attività capaci di mantenere un legame con il percorso svolto durante l’anno, rispettando al tempo stesso i tempi e gli spazi propri della pausa estiva. La questione, quindi, non riguarda tanto la presenza o l’assenza dei compiti, quanto il significato che viene loro attribuito: educare non significa soltanto trasmettere informazioni, ma accompagnare ciascuno nella costruzione del proprio rapporto con il sapere. La scuola dovrebbe creare serenità non affanno.
E nel resto di Europa?
In molti Paesi europei il principio cardine è l'equità educativa. Assegnare compiti massicci a tutti presuppone che ogni studente abbia a casa una famiglia in grado di seguirlo o un ambiente sereno in cui studiare… per non creare disuguaglianze.
Inoltre, le variabili sono molte: la durata delle vacanze, l’età degli studenti, i percorsi personalizzati.
(Approfondimenti nel pdf scaricabile - La situazione dei compiti delle vacanze in Europa)
BIBLIO/SITOGRAFIA
- Compiti durante le vacanze: il Ministero dice no, ma i prof spesso ignorano le indicazioni
- Circolare alle scuole del Ministro Valditara: "Rafforzare sempre di più la positiva collaborazione fra famiglia e scuola, una collaborazione che a me sta particolarmente a cuore"
- "La scuola deve cambiare: aboliamo i compiti per le vacanze?"
- Il fascino discreto dei compiti delle vacanze... anche per docenti
- M. Pellerey, (2004), Le competenze individuali e il portfolio, Milano, La Nuova Italia
- M. Marzario, (2023), Diritto al gioco: elementi costituzionali e costitutivi, in “Studio Cataldi
- M. Castoldi, (2011), Progettare per competenze. Percorsi e strumenti, Roma, Carocci
A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi
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