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Accorpamenti scolastici: pro e contro

Dimensionamento scolastico

Alcuni dati statistici

"In dieci anni l’Italia ha perso circa mille autonomie scolastiche (attribuzione alle scuole di competenze gestionali, organizzative e didattiche per una gestione più efficace e un miglioramento della qualità dell’istruzione) e nei prossimi dieci ne perderà altrettante. L’analisi effettuata dalla Uil Scuola evidenzia che: nel 2015-16 il numero delle istituzioni scolastiche era 8.846, nell’attuale sono scese a 7.981. (…) Questo processo di dimensionamento produrrà risparmi di spesa pari a 88 milioni di euro. L’unico beneficio per il dimensionamento riguarderà le casse dello Stato, mentre non ci sarà nessun vantaggio per tutto il personale scolastico e, in una certa misura, neanche per alunni e genitori". 
Dimensionamento, l’Italia ha perso 1000 scuole in 10 anni. E nel 2031 saranno meno di 7 mila

Si precisa che "Per dimensionamento delle Istituzioni scolastiche si intende quel procedimento attraverso il quale la Regione opera ogni anno la razionalizzazione e programmazione della propria rete scolastica, secondo quanto stabilito dall’articolo 138 del D.lgs. 112/98 e dalla riforma del Titolo V della Costituzione (L. cost. 3/2001), che ha rimesso alla competenza delle Regioni la gestione del sistema scolastico la cui realizzazione è correlata alla volontà politica ed alla capacità organizzativa delle singole Regioni. Tramite il piano di dimensionamento la Regione compie operazioni di aggregazione, soppressione e trasformazione delle istituzioni scolastiche e di arricchimento dell’offerta formativa attraverso l’attivazione di nuovi indirizzi di studio presso le istituzioni del II ciclo."
Il dimensionamento scolastico

La recente normativa sul dimensionamento scolastico, introdotta con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e ulteriormente definita dai decreti successivi tra cui il Decreto Milleproroghe  e il recente Decreto-Legge n. 1 del 16 gennaio 2025, per adattare la macchina scolastica al calo degli studenti in tutto il Paese, prevede l'accorpamento giuridico di alcuni istituti. (Approfondimenti nel pdf scaricabile - Guida alle novità normative sull'accorpamento scolastico)

Per raggiungere una media di circa 900-1000 alunni per scuola, in pratica, viene fissato un coefficiente medio di 938 alunni per  istituzione autonoma. Sulla base di questo numero si stabilisce quante sedi autonome può avere ogni Regione, cioè quante scuole hanno diritto a un proprio dirigente scolastico (DS) e a un proprio ufficio di segreteria con relativo dirigente amministrativo (DSGA). Il piano prevede il taglio di 627 posti in tre anni, tra presidi e personale amministrativo. 

Cosa comporta l'accorpamento delle scuole?

Quando due o più istituti vengono accorpati, possono perdere la loro autonomia e il proprio dirigente scolastico, finendo sotto un'unica presidenza. Secondo i sindacati, in questo modo gli istituti si impoveriscono, soprattutto nelle aree interne e nei Comuni a bassa densità abitativa. 

Gli effetti dell’accorpamento non riguarderebbero solo il dirigente scolastico. 

Negli anni potrebbero derivare tagli indiretti anche a:

  • Direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA)
  • Personale Ata
  • Assistenti amministrativi
  • Collaboratori scolastici

Molte scuole sono già abituate da anni a vivere senza un proprio dirigente scolastico stabile. Quando non si raggiunge un certo numero di alunni (in genere 600, che scendono a 300 nelle scuole montane), la dirigenza non viene assegnata e si parla di reggenza: un preside titolare di un’altra scuola si fa carico anche di quella con pochi iscritti. Oggi in Italia le reggenze sono circa 350, pari a quasi il 5% delle scuole.

Secondo l’Associazione Nazionale Presidi (ANP), dal punto di vista pratico non c’è molta differenza tra reggenza e accorpamento: in entrambi i casi il dirigente è uno per due (o più) plessi. La differenza sta nella continuità. Il dirigente di un istituto accorpato ha un incarico triennale, quasi sempre rinnovato per altri tre anni, mentre il reggente viene nominato di anno in anno. Per l’ANP sarebbe preferibile un DS unico e stabile su due scuole rispetto a una reggenza che cambia continuamente. Resta però il dubbio sollevato dai sindacati: un lento declino delle istituzioni scolastiche nelle zone più fragili.
Dimensionamento scolastico: cos’è, cosa cambia con le scuole accorpate e cosa succede adesso

Denatalità e aree interne: una scuola sempre più frammentata

Il problema è principalmente la denatalità in alcune zone del territorio nazionale. 

In particolare, lo vivono da anni le scuole delle aree interne, dove ci cono circa 13,4 milioni di abitanti distribuiti in 4mila Comuni: qui il calo delle nascite si traduce in classi molto piccole sparse su territori vastissimi.

Negli ultimi anni sono già state chiuse oltre 2.600 scuole dell’infanzia e primarie, segno che il ridimensionamento è ormai un fatto concreto.

Le proiezioni ISTAT, purtroppo, dipingono uno scenario ben preciso; nei prossimi dieci anni le scuole italiane potrebbero perdere:

  • 500mila studenti nelle secondarie di secondo grado
  • 300mila nelle secondarie di primo grado
  • 400mila nelle primarie

La frammentazione in alcune zone è ormai la norma già dalla scuola primaria. 

Inizia così un circolo vizioso: meno studenti significa meno servizi, meno presenze stabili, meno lavoro. E tutto questo finisce per alimentare lo spopolamento delle aree interne, trasformando la scuola in una struttura sempre più fragile, faticosa da tenere in piedi.
Dimensionamento scolastico: cos’è, cosa cambia con le scuole accorpate e cosa succede adesso

Bisogna ricordare, però, che la riforma è un impegno assunto dall'Italia con la Commissione Europea per ottenere i fondi del PNRR, perché lega la riorganizzazione a criteri di sostenibilità a lungo termine.

  • Risparmio di risorse: la riduzione delle sedi di segreteria e delle figure apicali permette di ottimizzare la spesa pubblica destinata all'istruzione.
  • Migliore offerta formativa: possibilità di condividere risorse, laboratori e docenti tra i vari plessi.

Secondo il Ministero, l'accorpamento delle scuole, o dimensionamento scolastico, mira a ottimizzare le risorse, riducendo presidenze e segreterie per far fronte al calo demografico e offrire maggiore efficienza amministrativa e razionalizzazione dei costi. 

Secondo i sindacati, invece, il dimensionamento comporta la creazione di mega-istituti, perdita di autonomia locale, disagi logistici per docenti e personale, oltre a possibili problemi gestionali nelle aree più svantaggiate.

Ecco una breve analisi dei principali pro e contro emersi dal dibattito istituzionale e sindacale:

Pro (vantaggi previsti dal Ministero)

  • Razionalizzazione delle risorse: riduzione delle spese amministrative grazie alla gestione centralizzata di più plessi.
  • Gestione efficiente: creazione di istituti con una popolazione scolastica ritenuta "ottimale" (vicina ai 938 alunni medi).
  • Efficienza amministrativa: concentrando la gestione sotto un'unica dirigenza si avrebbe anche una riduzione del numero di procedure burocratiche.
  • Stabilità della Dirigenza: si punta a eliminare il fenomeno dei presidi "reggenti" (che gestiscono più scuole contemporaneamente), garantendo un DS e un DSGA titolari per ogni istituto autonomo.

Contro (svantaggi secondo Regioni e Sindacati)

  • Indebolimento del Presidio territoriale: L'accorpamento colpisce duramente le aree interne e i piccoli comuni, dove la scuola rappresenta spesso l'ultimo baluardo sociale e culturale.
  • Perdita dell'identità scolastica: gli istituti accorpati potrebbero perdere la loro autonomia e la figura del dirigente scolastico di riferimento.
  • Disagi per il personale: docenti e personale ATA (segreteria) devono spostarsi tra comuni diversi e/o affrontare la gestione di graduatorie più ampie e complesse.
  • Sovraccarico gestionale: la creazione di "maxi-istituti" con un numero elevatissimo di plessi distanti tra loro rende difficile per il Dirigente garantire una supervisione efficace in ogni sede. Nello stesso tempo gestire collegi docenti e plessi numerosi diventa più complesso.
  • Rischio "classi pollaio": si teme che nel tempo il dimensionamento porti a una razionalizzazione degli spazi con la formazione di classi troppo numerose.

In sintesi, il dimensionamento è percepito spesso come una riduzione strutturale della scuola pubblica, orientata più al risparmio economico che alla qualità pedagogica. 

L’ANP (Associazione Nazionale Presidi), invece, mantiene nel 2026 una posizione di sostanziale apertura tecnica verso il dimensionamento scolastico, considerandolo una misura necessaria per superare l'inefficienza delle reggenze, pur chiedendo correttivi per tutelare i dirigenti coinvolti.

Cosa potrebbe succedere ai comuni montani o alle isole minori?                                                      
Per i comuni montani e le piccole isole, la normativa sul dimensionamento scolastico prevede deroghe e tutele specifiche per bilanciare l'esigenza di risparmio con il diritto allo studio in aree isolate.

Le principali deroghe per i comuni montani e/o le isole minori riguardano:

1. Soglie minime per ogni istituzione scolastica

  • Riduzione del limite: a differenza del parametro standard (circa 900-1000 alunni), la legge stabilisce parametri ridotti per avere un DS e un DSGA titolari. Il numero minimo di alunni è abbassato a 300 unità per le scuole situate in piccole isole, comuni montani o aree con minoranze linguistiche.
  • Salvaguardia delle sedi: per evitare che la gestione venga accorpata a istituti distanti chilometri, queste istituzioni possono mantenere la propria autonomia giuridica anche se numericamente inferiori agli standard nazionali.

2. Formazione delle classi. Per garantire la sopravvivenza dei singoli plessi, sono previste eccezioni:

  • Classi con meno alunni: è possibile costituire classi con un numero di studenti inferiore ai minimi standard nazionali previsti dal DPR 81/2009.
  • Pluriclassi: in casi di estrema necessità è consentito l'accorpamento di alunni di anni diversi in un'unica classe, purché si garantisca la continuità didattica.

Recenti sentenze (es. Consiglio di Stato n. 2202/2025) hanno ribadito che la chiusura o l'accorpamento di scuole in zone montane può avvenire solo in casi eccezionali e deve essere supportata da un'istruttoria tecnica rigorosa che dimostri l'impossibilità di mantenere il servizio in loco. 

Inoltre, una nuova Legge sulla montagna (la Legge 131/2025) prevede incentivi per i docenti che prestano servizio in queste aree e il rafforzamento della rete scolastica come servizio pubblico essenziale contro lo spopolamento. 

In ogni caso, il tema del dimensionamento della rete scolastica si sta trasformando sempre più in un conflitto istituzionale nazionale. 

Da un lato le Regioni che denunciano accorpamenti “forzati”, dall’altro il Ministero dell’Istruzione e del Merito che rivendica il rispetto degli obiettivi del PNRR e delle competenze statali. 

Quattro Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna) si sono però opposte alla rimozione di 69 dirigenze.
Pur dopo le pronunce della Corte costituzionale a favore del Governo, le amministrazioni locali hanno giudicato inadeguato il calcolo e hanno rifiutato di presentare i loro piani, finendo così commissariate (Approfondimenti nel pdf scaricabile - I casi di accorpamenti dell’Emilia-Romagna e della Toscana)

Il ministro Valditara ha spiegato che si tratta di decisioni «inevitabili», ricordando che la riforma viene dal PNRR e dal precedente governo Draghi.
Dimensionamento scolastico: cos’è, cosa cambia con le scuole accorpate e cosa succede adesso

Cosa possono fare i docenti se desiderano consultare il piano di dimensionamento scolastico specifico per la propria Regione?

Tenendo conto che il dimensionamento delle istituzioni scolastiche avviene attraverso l’adozione annuale di una deliberazione di Giunta regionale (DGR) contenente il piano regionale di dimensionamento riferito all’anno successivo, i docenti che desiderano consultare il Piano di dimensionamento scolastico della propria Regione o approfondire l'impatto delle nuove norme sul personale  delle proprie scuole (aggiornate al 2024/2025 e proiettate al 2026/2027) devono fare riferimento ai canali istituzionali regionali e ministeriali.

Possono trovare i documenti specifici sui Piani di dimensionamento presso

  • Gli Uffici Scolastici Regionali (USR): gli USR pubblicano decreti e avvisi relativi alla rete scolastica di competenza, includendo elenchi dettagliati delle istituzioni accorpate o soppresse.
  • Cercare nei siti istituzionali delle regioni, nelle sezioni "Istruzione" o "Diritto allo Studio", il Piano Regionale di dimensionamento aggiornato.
  • Gli Albi Pretori delle Scuole: le istituzioni scolastiche coinvolte pubblicano le comunicazioni relative ai cambiamenti della propria autonomia giuridica.
  • Consultare le tabelle organici delle proprie scuole: il Ministero pubblica i contingenti dei Dirigenti Scolastici e dei DSGA distribuiti per regione, che riflettono il numero di autonomie attive.
  • Verificare le graduatorie interne: in caso di accorpamento senza creazione di un unico organico (es. scuole di diverso grado), i docenti mantengono graduatorie distinte per l'individuazione dei perdenti posto.
  • Rivolgersi ai Sindacati di comparto: le varie organizzazioni sindacali e l’ANP pubblicano dossier tecnici e analisi critiche sull'impatto dei tagli alle presidenze e segreterie.

E per il futuro?

Entro l'anno scolastico 2031/2032 il numero complessivo delle istituzioni scolastiche autonome in Italia dovrebbe scendere a circa 6.885 (rispetto alle oltre 8.000 di pochi anni fa): una riduzione di circa il 40% in trenta anni. È un processo di razionalizzazione che non sembra destinato a fermarsi, nonostante le resistenze regionali. Se da un lato il risparmio economico è certo (stimato in circa 88 milioni di euro), dall'altro il rischio è quello di allontanare “la scuola" dai cittadini, specialmente nelle periferie e nei piccoli comuni. 

Il mondo della scuola presto si troverà a vivere una profonda contraddizione: da una parte la considerazione che la scuola rappresenta forme di emancipazione e che l’educazione è l’unica strada per risolvere la crisi di civiltà che stiamo vivendo; dall’altra il rischio che la si stia privando delle condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per lavorare bene.            Per lavorare bene, infatti, occorrerebbe considerare importanti fattori come la vicinanza reale ai bisogni di docenti e studenti, la possibilità di rivalutare e ristabilire i legami tra scuola e famiglia, di superare le classi affollate a vantaggio di un’azione didattica maggiormente inclusiva, per tutti e ciascuno….
(Per approfondire scopri il corso di formazione di Lattes Editori Inclusione dalla teoria alla pratica: strumenti e strategie per una scuola che accoglie)

In conclusione il  tema "dimensionamento" non deve continuare a essere solo un tema di dibattimento, spesso tra schieramenti opposti con prospettive ideologiche diverse, ma una discussione seria che coinvolga tutti, soprattutto quelli che dicono di credere nell’importanza dell’istruzione.  

Bisognerebbe considerare l’istruzione come investimento, come fattore di crescita, anche economica, e ridurre i numeri degli alunni per classe, per educarli meglio, conservando le scuole anche in piccoli centri per non farli spopolare. Questa diversa visione della problematica permetterebbe di trasformare il problema della denatalità in una possibilità e non in una penalizzazione, dando ulteriori strumenti concreti per implementare una didattica ancor più di qualità. 

Infatti, governare il sistema di istruzione dovrebbe significare  pianificare interventi strutturali su cui è necessario investire per disegnare la scuola dei prossimi anni, attraverso una visione lungimirante che non si limiti a risolvere le singole emergenze o contingenze.
(Emergenza fragilità negli adolescenti; Innovazione didattica per una scuola in continuo divenire; Al via la sperimentazione delle competenze non cognitive)

 

BIBLIO/SITOGRAFIA

A cura di Viviana Rossi e Maria Enrica Bianchi

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